Fagiolo borlotto del minatore

4.50

Fagiolo borlotto del minatore, un fagiolo tipico e antico del Monte Amiata, il cui seme è stato salvato dall’estinzione. Ottimo come contorno e in zuppa.

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Descrizione

Fagiolo borlotto del minatore

Il fagiolo borlotto del minatore è un fagiolo tipico e antico della zona di Castell’Azzara. Un seme che rischiava l’estinzione ed è stato conservato come un tesoro prezioso. Loredano di mestiere fa proprio l’agricoltore e in collaborazione con la comunità del cibo Amiata e l’università di Pisa, è il responsabile della conservazione e della ri semina delle piante. Insieme sono riusciti a far riconoscere il fagiolo borlotto del minatore alla banca del germoplasma e così è stato possibile conservarlo. Se siete amanti dei fagioli provate i fagioli bruni amarantini, una varietà dell’alta Tuscia ma vicina al Monte Amiata.

La Comunità del Cibo Amiata

L’azienda agricola di Loredano D’Alessandro fa parte della rete della Comunità del Cibo Amiata. La comunità nasce con lo scopo di riunire piccoli produttori dell’ambito amiatino per valorizzare e far conoscere le realtà agroalimentari del territorio. Il fagiolo borlotto del minatore è un legume ancora oggi diffuso grazie e questo progetto. Per aiutare e coordinare i piccoli produttori nella commercializzazione dei loro prodotti e nella vendita perché la pubblicità è importante. Per creare un rapporto consolidato tra produttori e consumatori, riunirsi e fare comunità per rafforzare l’appartenenza al territorio e per non dimenticare mai le tradizioni  e i saperi antichi che ci legano ad esso.

Coltivazione e utilizzo del fagiolo borlotto del minatore

Nel processo di coltivazione tutte le operazioni sono fatte manualmente. La pianta è rampicante e solitamente  un supporto di canne la sostiene durante la crescita e facilita la raccolta dei baccelli. Il fagiolo borlotto del minatore può essere consumato in minestre e zuppe ma è buonissimo anche condito con olio extravergine di oliva, sale e pepe nero macinato al momento. E’ anche protagonista di un piatto tipico locale chiamato minestra con i ceciarelli.

La farina di granturco di Castell’Azzara

Anche il granturco di Castell’Azzara, come il fagiolo borlotto del minatore, era una specie a rischio di estinzione. Fin dalla metà del 1700 il granturco di Castell’Azzara è stato la principale fonte di sostentamento degli abitanti dell’area dell’Amiata ma la sua coltivazione si interruppe quasi del tutto a seguito della dismissione dell’attività mineraria. Grazie alla tenacia e lungimiranza di un agricoltore di Castell’Azzara, Silvio Papalini, i semi di questa varietà autoctona sono stati mantenuti nel tempo fino ad oggi. Con il granturco di Castell’Azzara si fa la polenta. Ai tempi si tagliava a fette passate poi sulla piastra della stufa economica per renderle croccanti e accompagnate con formaggio. Oppure si faceva una semplice polenta accompagnata ai fegatelli di maiale.

 

 

Informazioni aggiuntive

Peso0.310 kg
Confezione

300 gr

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